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IN CAmmino sulle Strade Storiche

Le vie dell’Eremo di Montevirginio

Ripercorrere la strada che portava i fedeli, gli operai e le maestranze al Santo Eremo di Montevirginio (1668), ma anche un cammino verso un luogo considerato Sacro, già in epoca etrusca, nel segno di una ritrovata spiritualità. Un percorso lento tra la frazione di Montevirginio e Canale lungo le pendici del Monte Sassano (o Monte Calvario), tra ampie zone boschive, piccoli agglomerati di abitazioni e l’austero profilo del Convento dei Padri Carmelitani, ben posizionato all’interno di un naturale scenario verde. Un modo per riscoprire una parte di territorio così tanto familiare a chi ci vive, eppure a tratti sconosciuto o dimenticato.

Una doverosa premessa

La proposta ha come elemento baricentrico l’area eremitica del Convento di Montevirginio, ben delimitata dalle mura perimetrali che ne indicano la legittima proprietà dei Padri Carmelitani, attuali custodi del Convento. Questo implica che, allo stato attuale, quanto riportato in questo articolo deve essere considerato solo ed unicamente come un’idea da discutere e sviluppare e che ogni decisione e azione corrispondente deve trovare il pieno consenso e l’autorizzazione dei Padri o, quantomeno, un loro coinvolgimento.

Il Lato Nord-Ovest del Convento e sullo sfondo il Monte Calvario

Il Lato Nord-Ovest del Convento e sullo sfondo il Monte Calvario

Questo perchè, oltre alla legittima proprietà, è possibile intravedere un potenziale scenario futuro in cui la piena collaborazione con la Comunità dei Carmelitani potrebbe significare un progetto di recupero ben più ampio. Infatti, intorno alla preziosa testimonianza storica rappresentata dalla particolare architettura eremitica denominata “Santo Deserto”, si potrebbe avviare ad esempio un lavoro di ripristino dei sentieri originali all’interno della cinta muraria, per la realizzazione di percorsi spirituali o piccole escursioni organizzate, ovviamente nel rispetto di un luogo di pace e di silenzio che deve essere salvaguardato e protetto. Più in generale, ogni riferimento a proprietà private, presunte o certe, interessate dalla proposta, deve essere inteso come una pura ipotesi di lavoro da verificare con i legittimi proprietari.

Inoltre, le indicazioni circa le attività di recupero e ripristino di un tratto di strada o di un sentiero, sono da considerarsi anch’esse delle ipotesi di lavoro dalle quali partire, in quanto è necessario una puntuale, competente verifica delle condizioni del tracciato rispetto alla quale avviare gli appropriati interventi. 

La proposta di percorso da Montevirginio

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Fig. 2 – La proposta di percorso da Montevirginio (su base Open Street Map)

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Fig. 3 – La proposta di percorso da Montevirginio (su base IGM 1:25.000)

Chiesetta di Madonna delle Grazie

Fig. 4 – Chiesetta di Madonna delle Grazie

La proposta di percorso inizia da Piazza S. Egidio e prosegue lungo Via Matteotti, fino ad arrivare all’incrocio con Via XXV Aprile, in corrispondenza della chiesetta di Madonna delle Grazie, eretta nell’800 su un asse immaginario1 che mette in corrispondenza il Convento con il Palazzo Altieri passando per Via dell’Olmata. Prosegue quindi sulla destra per circa 400 metri e, sulla sinistra, lascia Via XXV Aprile per immettersi sul tratto di strada che in origine portava all’Eremo, in corrispondenza di una croce in ferro posta su una base in pietra, che ricorda nelle forme le tre colonnette dello stemma di Canale.

Croce di ferro sulla strada che in origine portava all'Eremo

Fig. 5 – Croce in ferro sulla strada che in origine portava all’Eremo

Dalla croce2, usata fino agli anni 60, come le altre presenti sul territorio, in cerimonie religiose propiziatorie3, si prosegue lungo quella che era la via d’accesso originale attraverso la portineria Nord-Est costruita nel 1672, detta anche nuova portineria (rispetto alla vecchia portineria sul lato Sud-Est dell’area sacra dei Padri Serviti del 1618-1623), attualmente inaccessibile a seguito di una discutibile operazione di privatizzazione avvenuta negli anni ’70. L’interruzione del tracciato originale in questo punto, interrompe in realtà una linea di continuità tra l’ingresso all’area Sacra e il Romitorio posto sulla cima del Monte Calvario, oggi ridotto ad un rudere coperta dalla vegetazione, che passava per il centro del chiostro e proseguiva in linea retta sulle pendici del Monte (Via della Contemplazione)4. In prossimità della portineria prosegue obbligatoriamente sulla destra, fino ad arrivare al borgo di Castel Donato, sorto come insediamento di braccianti ed operai occupati nell’azienda agricola, nella cava di pietra e nelle fornaci dei frati5, e quindi alla strada aperta nella seconda metà del secolo scorso, la quale, partendo dalla provinciale SP7a, porta direttamente al Convento. Percorre quindi la strada verso sinistra e arriva in breve nel punto in cui la stessa strada taglia il muro perimetrale in corrispondenza di un cancello metallico sempre aperto, che di fatto costituisce l’ingresso moderno all’area eremitica.

Alcune foto del percorso

Lo stato attuale e i possibili interventi

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Fig. 6 – Il tratto di percorso interessato da attività di ripristino e consolidamento

Gli interventi di ripristino (Fig. 6) sono di fatto limitati al solo tratto che inizia da Via XXV Aprile (tag “A”), in corrispondenza della croce in ferro, fino alle prime case del borgo di Castel Donato (tag “B”), per una lunghezza totale di 600 metri circa. Si tratta prevalentemente di rendere stabile il fondo del sentiero, normalmente percorribile, che in corrispondenza di piogge diventa in alcuni punti discretamente fangoso. Nel tratto iniziale, più o meno in corrispondenza della croce in ferro e fino in prossimità della portineria, il fondo è costituito anche da acciottolato da livellare e stabilizzare, creando l’opportuno drenaggio/canalizzazione per le acque meteoritiche.   

La proposta di percorso da Canale Monterano

 

Primo tratto: fino alle mura perimetrali dell’area eremitica

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Fig. 7 – Il primo tratto della proposta di percorso da Canale (su base IGM 1:25.000)

Il percorso inizia da P.zza del Campo (sede del Comune), percorre Via dei Monti in salita, gira a sinistra in corrispondenza di un crocifisso e prosegue, sempre a salire, fino al bivio delle Case Marani. Prosegue quindi a sinistra lungo la strada sterrata e dopo circa 700 metri incrocia la strada che parte dalla provinciale SP7a in località Monte Alto (o Monte Guasto, come viene comunemente riferito), per continuare verso destra a salire. A breve distanza dall’incrocio, sulla sinistra, il percorso prosegue tangente alla parte posteriore della Chiesa di S. Maria delle Salette, usata fino agli anni ’60, e al sito dell’antico Ospizio delle Crete, oggi entrambi all’interno di una proprietà privata. Interessante il collegamento storico che si crea tra Monterano e l’Eremo, dovuto alla comunità dei frati Eremiti del Senario che gestiva l’Ospizio, provenienti dal Convento di S. Bonaventura a Monterano, e alla strada che, presumibilmente, portava all’Eremo passando per l’Ospizio. Da verificare la stipula di eventuali accordi tra la proprietà del sito e il Comune per l’accesso alla Chiesa e ai resti dell’Ospizio, che in origine consentiva ai canalesi di celebrare il rito nella Chiesa della Salette in particolari occasioni. Superata la Chiesa della Salette, in prossimità di una curva sulla destra, il percorso prosegue su un evidente sentiero carrabile che si dirama sulla sinistra costeggiando il perimetro esterno di una villa e continua sul sentiero carrabile per circa 150 metri, fino ad arrivare al punto in cui la strada termina in uno stretto sentiero percorribile solo a piedi. Prosegue quindi sul sentiero e dopo circa 400 metri arriva a ridosso delle mura perimetrali dell’area eremitica e alla strada che, partendo dalla provinciale SP7a, prosegue adiacente alle mura, in corrispondenza delle quali è stata posta una chiusura provvisoria dal proprietario del terreno che costeggia il muro.

Secondo tratto: dalle mura perimetrali all’Eremo di Montevirginio

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Fig. 8 – Il secondo tratto della proposta di percorso da Canale (su base IGM 1:25.000)

La proposta di percorso, da questo punto fino al moderno ingresso all’area eremitica, dovrebbe proseguire costeggiando le mura fino ad arrivare al punto in cui il muro è tagliato dalla strada che, partendo dalla SP7a, sale al Convento, in corrispondenza dell’attuale ingresso all’area sacra. Si tratta tuttavia di una pura ipotesi, in quanto il tratto interessato, ossia un percorso pedonale di 300 metri circa lungo le mura, attraversa delle proprietà private attualmente non accessibili, rendendo difficile anche una valutazione completa dello stato del percorso e quindi le eventuali opere per il ripristino/creazione di un sentiero.

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Fig. 9 – Catasto UTE 1872 – Tratto di mura interessato dal percorso e strada adiacente

Tuttavia, in base ad una mappa del Catasto UTE del 1872 (Fig. 9), dove si indica chiaramente una strada che costeggia all’esterno l’intero perimetro delle mura, un tratto della quale è ancora ben visibile nel tratto compreso tra il tag “A” e il tag “B”, si tratterebbe di fatto di un ripristino, che comunque non toglie dalla necessità di un accordo con i proprietari dei terreni interessati e il coinvolgimento della comunità dei Carmelitani. Inoltre, da una prima verifica esterna, il tratto di strada visibile dal punto corrispondente al tag “A”, che permetteva l’accesso all’area eremitica attraverso un ingresso ormai da tempo abbandonato (nel punto indicato dal tag “B”) e utilizzato presumibilmente per il lavoro delle fornaci presenti all’interno delle mura, appare ben conservato in quanto, probabilmente, manutenuto dal proprietario del terreno. Da questo varco, attualmente chiuso in modo provvisorio e comunque non parte della proposta, il tracciato prosegue costeggiando le mura fino all’ingresso attuale dell’Eremo (tag “C” della mappa del 1872).

Alcune foto del percorso

Lo stato attuale e i possibili interventi

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Fig. 10 – Il tratto interessato dal recupero e ripristino del sentiero

Fino al punto indicato dal tag “A” (Fig. 10), il sentiero è pressoché sempre percorribile in tutte le stagioni, tranne in pochissimi punti in cui, a seguito di piogge, si possono formare delle pozze di acqua facilmente superabili con scarponi o stivali, dove occorre tuttavia intervenire al fine di consentire a tutti il passaggio. Dal tag “A” al tag “C” si tratta di rimuovere la vegetazione che ostruisce e restringe il sentiero, in particolare nel tratto di 250 metri circa che va tag “B” al tag “C”, dove i cespugli e la siepe laterale hanno completamente chiuso il passaggio. Dal tag “C” al tag “D”, sulla base di quanto è possibile vedere, la presenza di un tratto di strada ben conservato comporta un lavoro decisamente ridotto per ricavare una larghezza sufficiente al passaggio pedonale, ma occorre rimuovere o comunque superare le varie chiusure poste dal proprietario del terreno, anche in funzione delle proprie esigenze. L’ultimo tratto di percorso (dal tag “D” fino al moderno ingresso) è decisamente quello che richiede il maggiore impegno, in quanto ogni traccia del sentiero originale è sicuramente scomparsa a seguito dell’utilizzo del terreno e della completa assenza di manutenzione, benchè minima, dell’antica strada.

Una prospettiva più ampia

Nel cercare di dare concretezza all’idea di una via dell’Eremo da Canale e Montevirginio, altre proposte di recupero e ripristino di antichi sentieri, intorno al complesso eremitico, hanno stimolato la mia fantasia. Le riporto di seguito come semplici spunti di lavoro, perchè allo stato attuale questo sono, con l’obiettivo dichiarato di farne degli obiettivi di una proposta più ampia, mirata a valorizzare il territorio attraverso il cammino su sentieri e strade in parte completamente abbandonate o scomparse.

Il sentiero dei tre Conventi

Quanto descritto sopra, se traguardato in una prospettiva spaziale più ampia, costituisce il tratto di unione in un percorso più esteso che tocca tre Conventi, accomunati tra loro non solo dalla funzione religiosa, ma anche dal loro stretto legame con la storia della famiglia Altieri e delle importanti testimonianze storiche, una per tutte Monterano, che sono arrivate fino a noi, tra le quali appunto i tre Conventi: S. Antonio dei Frati Minori ad Oriolo (1600), il Santo Eremo di Montevirginio (1668) e il Convento di San Bonaventura a Monterano (1679). Un’idea da sviluppare, ma su una base concreta e con un impegno decisamente limitato, in quanto il vero impegno, peraltro piuttosto contenuto come si è visto, è unicamente il ripristino del percorso che da Montevirginio porta a Canale passando per il Convento dei Carmelitani. Dal Convento di S. Antonio ad Oriolo, infatti, si percorre Via dell’Olmata, altra testimonianza della volontà degli Altieri, per arrivare a Montevirginio, così come è ben indicata da Canale la via per raggiungere Monterano. Un’idea concretizzabile con uno sforzo ridotto, ma che contribuisce, se ben supportata, a ricreare quel legame che le comunità di Canale e Montevirgino hanno avuto e devono tornare ad avere con il resto del territorio, grazie soprattutto a quelle forme di turismo che rispettano l’ambiente e amano la storia.

Il giro delle mura

Nel descrivere il percorso che da Canale porta al Convento dei Carmelitani, si è fatto riferimento alla mappa del Catasto UTE del 1872, dove si riporta una strada che costeggia le mura per tutta la loro lunghezza, molto probabilmente utilizzata per la manutenzione delle mura stesse o forse per indicare un’area intorno alle mura comunque di proprietà del Convento.  E’ su questa evidenza che prende corpo l’idea di un rispristino dell’interno anello, strettamente connessa con il recupero e il consolidamento dei tratti di mura dove, a causa della totale assenza di manutenzione, si sono formate dei varchi più o meno grandi, se non addirittura compromessa la loro stessa stabilità a causa della vegetazione e degli agenti atmosferici. Si tratta certamente di un lavoro impegnativo, il quale, oltre allo sforzo economico non certo trascurabile, richiede necessariamente un grosso lavoro preventivo di verifica circa la proprietà dei terreni, alcuni dei quali certamente appartenenti al demanio, e la stipula di accordi con i legittimi proprietari. Un tracciato perfettamente in linea con le proposte precedenti e in comunicazione con i vari sentieri che attualmente attraversano le pendici del Monte, collegando i centri abitati di Manziana e Canale e le rispettive Frazioni. Un ulteriore elemento a favore del giro delle mura, di epoca ben più recente rispetto al 1872, è rappresentato dallo strumento urbanistico di pianificazione del territorio del Comune di Canale Monterano, redatto nel 2000 e ancora in fase di approvazione, dove all’idea di un percorso lungo le mura viene data concretezza e legittimità, chiaramente senza togliere la necessaria ricerca di un accordo con i proprietari dei terreni.

I sentieri del “Santo Deserto”

Rappresentazione del "Santo Deserto"

Rappresentazione del “Santo Deserto”

L’idea vede il pieno coinvolgimento dei Padri Carmelitani, attuali custodi dell’area eremitica, in quanto si tratterebbe di ripristinare dei sentieri all’interno delle mura perimetrali, originariamente creati come parte dell’architettura del “Santo Deserto”, anche se in realtà mai completamente realizzata secondo il disegno originale.6 E’ qualcosa che va oltre il puro recupero di un sentiero e delle varie testimonianze sparse per l’area (romitori, fonte di S. Elia, ecc. …), in quanto investe ed implica un piano più spirituale legato all’area stessa, ai motivi che hanno spinto i progettisti originali a tracciare quei sentieri, al rispetto nei confronti della Comunità dei Padri Carmelitani quali interpreti di una fede religiosa. Una proposta che lascia intravedere la possibilità di organizzare delle piccole escursione guidate e dietro l’autorizzazione dei Padri, ma anche dei percorsi spirituali più strettamente connessi con la sacralità del luogo e con le attività che oggi animano la vita dell’Eremo. Una proposta certamente ambiziosa, auspicabilmente collegata ad una fase di restauro del Convento, ma adeguata al valore storico, artistico e culturale che viene riconosciuto al sito, il quale può e deve rappresentare un punto di attrazione di questo territorio, sempre e comunque nel rispetto di ciò che per molte persone rappresenta .  

Conclusioni

Sono ben consapevole che la proposta riportata in questo articolo, per quanto possa apparire concretamente realizzabile, andrebbe tuttavia supportata anche da un adeguato approfondimento storico finalizzato a ricostruire meglio lo scenario (o gli scenari) dove i segni che il tempo ci ha lasciato trovino la loro giusta collocazione e significato, o almeno quella che riteniamo tale. E’ un utile esercizio che richiede certamente competenza e metodo, ma che non impedisce alla comunità e alle istituzioni di avviare da subito un percorso, tanto per restare in tema, finalizzato a valorizzare queste risorse storiche, artistiche e paesaggistiche, prima che si trasformino in puro ricordo. Ed è proprio la comunità il vero elemento chiave, soprattutto come in questo caso dove l’idea che è alla base ruota intorno ad un oggetto dal forte valore simbolico, come il Sacro Eremo di Montevirginio, il quale, per molte persone, è qualcosa di più e di diverso di un manufatto storico e artistico e quindi maggiormente coinvolte. D’altra parte, la sola volontà dei rappresentanti delle istituzioni non è spesso sufficiente a garantire, oltre alla fase realizzativa vera e propria, il mantenimento nel tempo della nuova condizione, che invece può e deve essere affidata anche alla cura della comunità locale, che deve sentire come propria. Una nuova e diversa consapevolezza del ruolo dei cittadini, che deve però passare per una reciproca relazione di fiducia verso le istituzioni, alle quali è affidato il compito di creare le condizioni per una vera partecipazione alla vita della comunità e alla valorizzazione e rispetto del territorio. 

Ringraziamenti

Un doveroso ringraziamento a Francesco Stefani e Marcello Piccioni, studiosi di storia locale e autori di pubblicazione di ricerca, per le informazioni fornite; a Dino Michelini per le utili indicazioni sulla pubblicazione dei testi, delle immagini e delle mappe, nonchè sul supporto tecnico sull’uso di WordPress; a Padre Sandro, priore dell’Eremo, per il tempo che mi ha dedicato e per aver condiviso il fine di questa proposta. Infine, uno speciale ringraziamento al Prof. Saverio Sturm, autore della pubblicazione di ricerca “L’Eremo di Montevirginio e la tipologia del Santo Deserto”, dove al rigore di una approfondita ricerca storica, si unisce una appassionante lettura capace di trasmettere tutto il valore storico, artistico e culturale del sito. In buona parte, è nella lettura del suo libro che va ricercata la motivazione che mi ha spinto a scrivere queste brevi note, ben conscio, o forse no, dei miei limiti e conoscenze.

Riferimenti bibliografici e webgrafici

  1. Saverio Sturm – L’Eremo di Montevirginio e la tipologia del Santo DesertoL’architettura dei Carmelitani Scalzi in età barocca – Gangemi Editore, 2002
  2. Marcello Piccioni – Nella venuta che fecero li francesi – Il feudo Altieri e il Patrimonio tra insurgenti, francesi e giacubbini loro partipanti 1798-99 , Quaderni della Riserva Naturale Regionale Monterano, 2007.
  3. Francesco StefaniAppunti sul territorio e la storia, Ricciardi & Associati Editori – 1998
  4. Archivio di Stato – Catasto Rustico – Versamento UTE – Canale Monterano II Monte Virginio

Note

  1. Saverio Sturm – Opera citata, pag. 51 e fig. 42
  2. Sull’origini di queste croci si veda Marcello Piccioni – Op. citata, p. 329
  3. Testimonianze dirette
  4. Saverio Sturm – Op. citata, pag. 52 e 55
  5. Francesco Stefani – Op. citata, pag. 70
  6. Saverio Sturm –  Op. citata, pag. 121-122
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Cesare Gizzi

Nato a Roma nel 1961 e residente a Montevirginio, lavora come Project Manager presso un’azienda multinazionale di progettazione e assistenza informatica, operante principalmente nei settori pubblico e sanitario. Fautore del turismo sostenibile e consapevole, si dedica nel tempo libero a lunghe camminate nella campagna per riscoprire i siti abbandonati e dimenticati. (ti.or1508647557ebil@1508647557izzig1508647557ec1508647557)
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1 Comment

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  1. Complimenti per l’iniziativa che riassume anni di lavoro nei quali vi siete impegnati attivamente. Le proposte sono molto concrete e fattibili a mio avviso , purchè prese in carico da amministrazioni o amministratori in grado di percepirne il valore e l’importanza; cosa che in questo momento non mi sembra attuabile. Sono pessimista anche sul coinvolgimento delle popolazioni locali, solo in minima parte sensibilizzate al problema. Far partire l’iniziativa nelle scuola dei paesi coinvolti (primarie e secondarie di primo grado) potrebbe preparare culturalmente le future generazioni.
    Un saluto Vittorio Oteri.

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