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IN CAmmino sulle Strade Storiche

Il diverticolo della via Clodia per Fontiloro

Il territorio di Oriolo Romano (VT)1 si estende su pendii collinari tra i Monti Sabatini e i Cimini, coperti in gran parte di boschi, prossimo alla via consolare Cassia, era attraversato dalla Clodia2 e da numerosi diverticoli.

La zona è prossima ai laghi di Bracciano e Vico, ricca di sorgenti, alcune con acque dalle caratteristiche termali, favorevole all’agricoltura anche per la presenza di affioramenti di banchi di tufo, che contribuiscono alla conservazione di acqua e al mantenimento di un sottosuolo umido3.

L’area collinare, che fin dall’antichità bene si prestava allo sviluppo di attività agricole e pastorali, è priva di alture adatte ad insediamenti naturalmente difesi. Il paesaggio che era caratterizzato da una fitta selva e dall’attraversamento del fiume Mignone, lentamente mutò con il susseguirsi dei disboscamenti, che lasciarono posto alle coltivazioni. La presenza di acqua che favorì in antico la frequentazione, creò le condizioni per lo sviluppo di un’area produttiva nel Cinquecento con la costruzione di una mola, di una ferriera e la lavorazione di lino.

Il diverticolo

Il percorso in oggetto, attribuito al periodo romano per la presenza di basoli in situ che ne caratterizzano ed evidenziano il corso, è riferibile ad un diverticolo della via Clodia, ai tratti già individuati da Andreussi4 fino a Fontiloro, alcuni ancora visibili5, altri oggi scomparsi6, si aggiungono altri di recente individuazione. Il diverticolo insiste nel territorio compreso nella tavoletta IGM 143 IVSE e ha andamento SE-NW.

Il primo tratto fu individuato poco distante dal percorso che, parallelo alla attuale via Braccianese fu identificato con l’antico tracciato della via Clodia7, restaurata da parte del feudatario Giorgio III Santacroce, che la nomina via romana8. Questo primo tratto era ubicato nell’attuale via della Chiusa e riportato da Andreussi9 era stato identificato in precedenza dal Pasqui10. Il tracciato fu seguito fino a località Quarti del Muraccio (IGM 143IV SE quota 409 m.) dove ora restano solo pochi basoli in situ relativi al secondo tratto superstite (GPS WP:1 WGS84 Lat. 42.169471ºN – Long. 12.115939ºE) 11, lungo l’attuale strada per la Mola in un tratto pianeggiante, mentre sono completamente divelti proseguendo verso nord in salita. Scrive a riguardo Andreussi12: “ … sulla sommità della salita, si conservano due tratti di pavimentazione (figg.21-22); i basoli, di notevoli dimensioni, sono in pietra silicea”. Attualmente il tratto (Foto 1 e 2) si conserva per una lunghezza di circa 2 metri, si tratta di un allineamento di basoli in situ relativi al margine W della carreggiata, questi misurano dai 50 ai 56 cm e sono larghi al massimo 40 cm;

Il primo tratto del diverticolo della Clodia per Fontiloro (loc. Quarti del Muraccio)

Foto 1 – Il primo tratto del diverticolo della Clodia per Fontiloro (loc. Quarti del Muraccio GPS WP:1)

 

Panoramica primo tratto del diverticolo della Clodia per Fontiloro (loc. Quarti del Muraccio)

Foto 2 – Panoramica primo tratto del diverticolo della Clodia per Fontiloro (loc. Quarti del Muraccio GPS WP:1)

 

Foto 3 – Il secondo tratto del diverticolo della Clodia per Fontiloro (loc. loc. Riserva Campetto GPS WP:2)

 

il secondo basolo (procedendo da sud) ha il margine ovest rettificato, per dare maggiore aderenza alla crepidine. Basoli erratici si trovano sporadici ai lati della strada attuale.

Un terzo tronco del diverticolo, non contemplato da studi precedenti e attualmente nascosto dalla vegetazione boschiva, è in località Riserva Campetto (IGM 143IVSE GPS WP:2 WGS84 Lat. 42.166459ºN – Long. 12.099339ºE quota 370 m. ca.) è percorribile per qualche decina di metri e conserva una larghezza di cm 250-260, priva di crepidini, i basoli sono analoghi nelle misure a quelli del tratto precedente (Foto 3). Nel lato sud i margini dei basoli sono rettificati per facilitare l’aderenza della crepidine oggi scomparsa.

Anche il tratto oggi meglio conservato, non fu individuato da Andreussi, esso riemerse negli anni 1998-99, durante i lavori di sistemazione dell’attuale strada per la Mola (in IGM 143 IV SE località: Sorgente Sulfurea, GPS WP:3 WGS84 Lat. 42.168938ºN – Long. 12.097343ºE quota 330 m.) poco prima di giungere all’area di parcheggio dell’antico mulino. Qui il diverticolo conserva la crepidine sul lato orientale ed é percorribile per oltre 20 metri con una larghezza sopravvissuta di 118-120 cm, è pavimentato con basoli di medie e grandi dimensioni (lunghi dai 30 ai 60 cm e larghi in media 40 cm). La crepidine ha un rialzo di 25 cm.

Sul lato occidentale la strada odierna é costeggiata da un fossato, dove sono rotolati numerosi basoli. Al centro dell’attuale carreggiata si notano basoli o frammenti di questi tutti di riutilizzo. La parte iniziale è stata anni fa tabellata e l’intero percorso delimitato da una staccionata (Foto 4, 5 e 6).

Particolare del basolato al centro della attuale carreggiata

Foto 4 – Particolare del basolato al centro della attuale carreggiata (strada della Mola GPS WP:3)

 

Foto 5 – Particolare crepidine del secondo tratto del diverticolo della Clodia per Fontiloro (strada della Mola GPS WP:3)

 

Foto 6 – Panoramica del secondo tratto del diverticolo della Clodia per Fontiloro (strada della Mola GPS WP:3)

 

Il percorso si interrompe prima di giungere in prossimità dell’antico mulino del Cinquecento dove presso l’attuale linea di costa meridionale dell’invaso formato dal Mignone alla confluenza con il Biscione (per la spaccatura della diga realizzata per il mulino), sono presenti sorgenti di acque solfureo – ferrose e ruderi13 (GPS WP:4 WGS84 Lat. 42.170855ºN – Long. 12.093693ºE quota 302 m.), che per le caratteristiche costruttive sono databili ad età romana.

In tutti i tratti i basoli in situ appaiono alloggiati direttamente nel terreno senza traccia di rudus sottostante, particolare tecnico che non sembra doversi porre in relazione al fatto che si è in presenza di una strada minore, in quanto è stato riscontrato anche sulla via Cassia nel territorio del comune di Vetralla14, nel cui caso si sono ipotizzate motivazioni di tipo economico e/o tempistico.

I resti di tre massicci pilastri realizzati in blocchetti regolari di tufo sono ciò che rimane di un ponte15 (GPS WP:5 WGS84 Lat. 42.170718ºN – Long. 12.092299ºE quota 300 m.le coordinate sono relative al pilone SW) che permetteva l’attraversamento del Mignone (Foto 7, 8).

Panoramica del ponte che scavalcava il Mignone

Foto 7 – Panoramica del ponte che scavalcava il Mignone (GPS WP:5)

 

Pilone centrale del ponte che scavalcava il Mignone

Foto 8 – Pilone centrale del ponte che scavalcava il Mignone (GPS WP:5)

 

 

Figura 1 – Area rilievo diverticolo via Cloadia per Fontiloro (stralcio IGM 143IV SE 1:25.000)

 

Figura 2 – Area rilievo diverticolo via Cloadia per Fontiloro (Ortofoto 2012 PCN)

 

Figure 1, 2 – Estratti cartografici riferiti all’area dell rilievo del diverticolo della via Clodia per Fontiloro

Conclusioni

Non è possibile relazionare i resti del ponte con uno contemporaneo al diverticolo e ad esso finalizzato, mancando basoli di riferimento ed essendo presenti recenti dissesti idrogeologici sulla riva occidentale. Lo stesso corso del Mignone qui alla confluenza con il Bicione dovette seguire, al seguito della canalizzazione delle acque nel Cinquecento, mutazioni nel corso e nella portata.

Attraversato il Mignone si è nel territorio del comune di Vejano, in località Fontiloro16 dove si ritrovano i resti del diverticolo. Il complesso archeologico di Fontiloro è raggiungibile dopo aver superato il Fosso di Fontiloro/Vecchiarello dove sono presenti opere murarie riferibili ad un ponte in blocchi di tufo17.
Anche sulla riva orientale del Mignone, nel territorio del comune di Oriolo Romano, in località Riserva di Campetto18 si notano basoli erratici e frammenti di questi, l’area ha restituito sepolcri etruschi con tombe a camera e a fossa19. Questi basoli sono da riferirsi a un tratto successivo a Quarti del Muraccio.
Il diverticolo ebbe continuità di uso dopo il periodo romano per la presenza del mulino20 che in una carta del Catasto Alessandrino presenta una strada di accesso frontale21 e fu attivo fino al 191122.

Note

 

  1. Tavolette IGM Bracciano F143 III NE e Bassano di Sutri F143 IV SE
  2. La Clodia è da considerarsi un percorso più antico della via Cassia, in quanto nelle epigrafi che riportano i curatores viarum è citata prima della Cassia. La pavimentazione è probabilmente da riferirsi al censore Claudio Centho nel 225 a.C.
  3.  Cui si aggiunge la presenza di cunicoli artificiali per la raccolta e canalizzazione delle acque meteoriche, attestata dalle ricognizioni. Andreussi nella Forma Italiae segnala cunicoli nei territori di Vejano (p. 28) e Bassano (pp. 33 e 37) in un caso il cunicolo era collegato ad una cisterna (p. 35). Andreussi, 1977, Forma Italiae, Regio VII, Vicus Matrini.
  4. Andreussi, op. cit.
  5. Tratto in località Quarti del Muraccio, Andreussi, op. cit.p
  6. Andreussi, op.cit. p 26 n.23
  7. La via Clodia dopo Forum Clodii (odierna area di San Marciano-San Liberato, IGM143 IIINE, distante 32 miglia da Roma e 16 miglia da Blera, secondo la Tabula Peutigeriana) presso il lacus Sabatinus, giungeva nel territorio di Oriolo per proseguire verso Blera.
  8. ASR, Fondo Santacroce, b233
  9. Andreussi M., 1977, Forma Italiae, Vicus Matrini, p. 26 n.23
  10. Carta Archeologica d’Italia (1881-1897), 1972 p. 171 n.27
  11. Andreussi, op. cit. p. 26 figg. 21-22, n.23, e pp. 27 nn.27-28 . Ad Est del diverticolo sono tuttora presenti i resti di una cisterna indicati in Andreussi p. 26 n.26
  12. Andreussi, op.cit. p. 26 figg. 21-22, n.23, e pp. 27 nn.27-28
  13. I ruderi hanno sviluppo E-W e individuati furono disegnati e segnalati dalla scrivente alla SBAEM nel gennaio del 1999.
  14. Scapaticci in Fasti online 2011-237.
  15. I resti dei piloni del ponte trovano confronti con alcuni tratti di mura relativi alla diga, facendo ipotizzare ad età moderna la costruzione.
  16. Citata nei documenti del XVI secolo come Fontalloro e Font’Alloro l’area ha restituito importanti resti di età etrusca e romana, nel 1991 fu oggetto di scavi: Scavi SBAE del 1991.Bibliografia: Andreussi M., 1977, Vicus Matrini,nn.31-34; Lombardi L.,1993, Il complesso archeologico di Fontiloro, in Informazioni, anno II n.8, pp.17-20.
  17. Lombardi,1993, op.cit.
  18. Andreussi , 1977, p 14
  19. Andreussi, 1977, nota 3, p. 27 nn..29-30.
  20. Il mulino fu realizzato da Giorgio Santacroce “a dì 1 marzo del 1587” ASR , Fondo Santacroce 20/334.
  21. ASR, Catasto Alessandrino, Oriolo, 433/66.
  22. Ferrini R., Raccuia S., Gestione ed uso delle acque a Oriolo Romano tra XVI e XXI secolo, Ghaleb ed. 2012, p 32.

CC BY-NC 4.0 Il diverticolo della via Clodia per Fontiloro by Ferrini Roberta is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0 International License.

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